GRUPPO FUNERARIO VENETO
          
            
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1908 - 1962

Un esempio di intraprendenza e forza

Nata a Villaga nel 1908 già da bambina Maria Dal Toso aveva appreso dalle suore l’arte del cucito, che da semplice svago diventò presto una passione coinvolgente. Si sposò a 20 anni con un giovane scalpellino di Sossano, Corrado Bertola, classe 1901, che aveva imparato il mestiere quand’era emigrato in Svizzera, da dove era rientrato dopo qualche anno con un piccolo gruzzolo, tuttavia sufficiente per mettere su famiglia. Arrivarono presto 2 figli, Gianfrancesco (detto Gianni e Leonardo; poi ebbe altre 3 figlie, Corina, Alida e Maria Teresa. 
I molteplici impegni familiari non frenarono Maria dal suo entusiasmo, anzi la necessità di dover contribuire all’economia domestica la resero più intraprendente.
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Oltre a saper cucire con molta abilità, divenne ingegnosa e scaltra. Negli anni Trenta, la si vedeva girare con una bicicletta, munita con due robusti cesti sopra i parafanghi, tra le borgate della zona a proporre qualche scampolo di stoffa che lei andava a acquistare, sempre in bicicletta, sino alla Marzotto di Valdagno.

Il buon profitto ricavato dalla moglie convinse Corrado ad abbandonare il lavoro di scalpellino e aiutare Maria quando lei si decise di abbandonare la bicicletta per frequentare, con un proprio banchetto da ambulante, i mercati settimanali dei paesi limitrofi. Entrambi erano incoraggiati dal loro primogenito, Gianni, ragazzino sveglio e pieno d’iniziativa come la madre.

Nel frattempo era scoppiata la Seconda Guerra mondiale e anche le misere attività ebbero un preoccupante calo degli affari, che si affossarono ulteriormente nel 1943, con l’inizio della guerra civile e l’arrivo delle truppe tedesche che stabilirono un presidio a Sossano. I mercati settimanali erano desolanti; c’era pochissima merce da esporre e inoltre la popolazione temeva a uscire di casa. Maria, con una buona dose di incoscienza, aveva continuato il suo rifornimento di stoffe verso una Valdagno quasi irraggiungibile, tra posti di blocco e bombardamenti alle principali vie di comunicazione. I tessuti della Marzotto ora erano quasi regalati, perché parte della fabbrica aveva subito un devastante incendio a seguito di un massiccio attacco aereo, per cui filati e stoffe erano esposti alle intemperie. 
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Abitazione di Bertola Corrado e Maria Dal Toso
Saputo questo, Maria ritornò in sella alla sua bicicletta, talvolta con a fianco il giovane figlio e, in ripetuti viaggi, portò a casa quanto più poteva. Quando oramai ci si avviava all’epilogo della guerra, nella primavera del 1945 Corrado e Maria decisero di mettere al sicuro tutta la mercanzia accumulata. In una notte senza luna, i maschi di casa Bertola si portarono ai margini dell’orto e iniziarono a scavare.

​Era quasi l’alba quando calarono nell’ampia fossa casse di legno, colme all’inverosimile di scampoli, lenzuola, tessuti, coperte, rotoli di panno, drappi, teli.

La merce poteva dirsi al sicuro. Maria approvò; era un lavoro ben fatto. 

Trascorse qualche mese. La guerra cessò, lentamente la vita riprese il suo corso, la gente ricominciò a uscire di casa per recarsi ai mercati più importanti della zona nella speranza di trovare ciò che nei paesi mancava da troppo tempo.

Gli ambulanti gridavano inutilmente i richiami verso i loro banchi quasi spogli, e volgevano uno sguardo invidioso verso un lungo tavolato sostenuto da cavalletti, il solo dove si affollava la gente. Quello dei Bertola. Dal campo di Sajanega erano state dissepolte le casse intatte della merce destinata ai mercati. E ora erano in quattro indaffarati a servire, Corrado Bertola, con i figli maschi Gianni, Leonardo (di 2 anni più giovane) e la signora Maria alla quale si doveva chiedere il consenso se si poteva accettare il ribasso che i compratori chiedevano.

​La merce esposta con accortezza era palpata da innumerevoli dita, e spesso si concludeva l’affare. I nipoti raccontano di altri viaggi della signora Maria per scegliere le stoffe alla Marzotto, stavolta seduta sul sellino posteriore di un sidecar militare abbandonato dai tedeschi.  


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Magazzino dei Bertola in Via Rio
Così fino al 1956 quando la famiglia Bertola decise di investire i propri guadagni in un grande edificio in via Rio, accanto all’Albergo San Michele, da adibire a negozio di stoffe e di vestiti già confezionati, e con la comodità di una sartoria interna, dove Maria decise di rimanere, insegnando il lavoro a parecchie ragazze.

Oramai non era più necessario spostarsi nei mercati in cerca di clienti, ma sempre un crescente numero di acquirenti, fra loro pure i negozianti, accorrevano a Sossano anche da fuori provincia nel nuovo negozio dei Bertola certi della
convenienza.

​Buona parte di via Rio era occupata da utilitarie e furgoncini, parcheggiate in lunghe file; già a colpo d’occhio si vedeva che gli affari dei Bertola andavano a gonfie vele. 

Maria intanto iniziava ad accusare problemi di salute e, non potendo più recarsi in negozio, si limitava di tanto in tanto a sbirciare compiaciuta dalla finestra della sua camera da letto, posta al primo piano della casa che dava sulla strada, l’incessante afflusso di persone che si recavano al negozio.

Talvolta, a tarda sera, quando il negozio era oramai chiuso e tutti se n’erano andati, si aggirava da sola nelle stanze del grande magazzino colmo di stoffe e vestiti, odorante ancora di affollamento, probabilmente incredula di essere stata davvero lei il vero artefice, la protagonista del grande benessere familiare che in pochi anni aveva portato i Bertola a essere tra le famiglie più facoltose del basso vicentino, proprietaria della più importante attività commerciale della zona.

​Maria morirà a 64 anni, nel 1962, lasciando al marito e ai figli il compito di affrontare nuove sfide e altri ambiziosi traguardi. Storia che continuò con alterne fortune.

 

Ricerca di Alberto Cogo

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